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Un pozzo in Africa grazie a Yamaha Tricity

Un pozzo in Africa grazie a Yamaha Tricity

La solidarietà corre su tre ruote, quelle di Tricity. All’interno dell’iniziativa Treecity, che ha portato alla piantumazione di nuovo verde ai giardini Lucarelli di Milano, c’è anche la realizzazione di un pozzo per l’irrigazione in una zona depressa del Togo, a cura della Onlus Solidarmondo. I fondi necessari per l’operazione sono stati raccolti grazie a un’asta online sulla piattaforma Charitystars.com, dove è
stato messo in palio il Tricity a tema green decorato con una texture a basso
impatto ambientale ed esposto durante la Design Week nella Green House di
Vanity Fair in via Tortona.

La consegna della somma raccolta è stata affidata a don Michele Zanon, appassionato motociclista e celebre per le sue “motobenedizioni” a Tricesimo. Il sacerdote ha tenuto un diario del suo viaggio avventuroso, effettuato su quattro ruote per motivi di sicurezza. Il percorso ha avuto come prima tappa la capitale del Togo, Lomè, per una visita alle suore della Provvidenza in Africa. Strade dissestate “più simili a un fettucciato che a una via di transito”, traffico “da inseguimento dei Blues Brothers”, canali delle fognature a cielo aperto e un caldo umido che toglie il respiro non sono veri ostacoli per la determinazione di don Michele, ampiamente ripagato dalla gratitudine e dai sorrisi delle suore.

Incredibile l’atmosfera della chiesa in occasione della messa, con bambini, donne e ragazze vestiti con colori che “accendono la giornata”, in contrasto con la polvere e i sacchetti di plastica che svolazzano ovunque. Voci, suoni e tamburi sono la colonna sonora di una cerimonia che si svolge in quello che per noi sarebbe poco più che un pollaio, ma che è nobilitato dalla fede di tutti i partecipanti. Dopo una serie di tappe, è la volta di Vokutime, il villaggio sperduto nella savana che riceverà il dono di un pozzo, grazie a Yamaha Italia. Acqua potabile e da utilizzare per le coltivazioni e l’allevamento, preziosa in un contesto come questo. Dalle parole di don Michele apprendiamo che le piste “sono anche quelle dell’anima, dei sogni, dei dolori e delle speranze”. La solidarietà in Africa deve fare ancora tanta strada, ma iniziative come questa fanno pensare che fare qualcosa di più è possibile.